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Glaucoma, è il nemico invisibile che ‘ruba’ la vista

Glaucoma, è il nemico invisibile che ‘ruba’ la vista

La malattia colpisce 55 milioni di persone nel mondo e circa un milione in Italia, ma una su due ancora non lo sa.
Basta una visita completa per diagnosticare il glaucoma, che spesso non dà sintomi nelle fasi iniziali ma può danneggiare irreparabilmente il campo visivo, facendolo restringere sino alla cecità. Però otto persone su dieci, seppure a rischio di glaucoma, non si sottopongono a visite oculistiche regolari. A queste persone l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, in collaborazione con la Società oftalmologica italiana (Soi) e la Società italiana glaucoma (Sigla), durante questa settimana – la settimana mondiale – offre la possibilità di effettuare visite oculistiche gratuite in tutta Italia.

Glaucoma, prima causa di cecità

La frequenza del glaucoma, pur non essendo un’esclusiva degli anziani, aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età. Per questo bisognerebbe sottoporsi a controllo oculistico che, a partire dai 40 anni, comprenda anche la misurazione della pressione oculare. “Il glaucoma è la prima causa di cecità nei paesi industrializzati ed è una malattia curabile con colliri, laser e più tipi di chirurgia. È necessaria una buona prevenzione: visite specialistiche serie, esami approfonditi al momento giusto sono il meglio che possiamo fare”, spiega Aldo Caporossi, presidente Sigla e direttore dell’Uoc di Oculistica del policlinico universitario Gemelli di Roma.

Il ruolo della neuroprotezione

L’aver compreso che il glaucoma è una malattia neurodegenerativa ha delle ripercussioni anche sul modo in cui va curato. La terapia per abbassare la pressione dell’occhio resta il ‘gold standard’ ma ormai si ritiene utile abbinare anche molecole con azione neuroprotettiva. Di recente è stata pubblicata su Neural Regeneration Research una revisione che ha preso in esame i vari studi pubblicati dal 2003 al 2018 sull’uso del Coenzima Q10 nel trattamento del glaucoma. “In questa ultima revisione – fa notare Carlo Nucci, direttore dell’Unità di Oculistica al policlinico Tor Vergata e coautore della ricerca – il riscontro di livelli di CoQ10 più bassi nella retina umana di soggetti anziani ha suggerito un possibile aumento della vulnerabilità delle cellule retiniche gangliolari a causa della carenza di Coenzima Q10”.

Perciò, questo principio attivo è un po’ come lo spazzino dei radicali liberi e protegge dai danni dell’ossidazione agendo come un neuroprotettore nel glaucoma. “In abbinamento alla terapia ipotonizzante che resta la cura da cui non si può prescindere – prosegue Nucci – il Coenzima Q10 agisce prevenendo il danno neuronale a livello di retina e nervo ottico”. Oltre che in collirio, il Coenzima Q10 è disponibile da poco anche in formulazione orale, cosa che potrebbe migliorare l’aderenza alla terapia nei pazienti anziani che hanno difficoltà a mettere i colliri.

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